La potenza della motivaizone e  il ricamo

Saranno gli ormoni . . . i vostri però, perché io sto a postissimo!

Con gioia ed orgoglio, quello che si tiene in serbo per le persone che ti concedono di camminare loro vicine per una parte del loro percorso, vi propongo un testo un po’ strampalato (ed è il suo bello!) scritto da una donna con cui sto lavorando per fare il punto su passato, presente e futuro.

Lo faccio riportando ogni parola, perché me lo ha mandato dicendomi: “ho scritto questa pagina del mio diario digitale stanotte e volevo condividerla con te, perché l’ho scritta anche grazie a te” e perché leggendolo – come a volte accade – ho colto l’importanza e la ricchezza di questo mestiere che mi sono scelta.

Il primo fondamentale passo

Siamo al punto zero, al primo passo del percorso, bisogna ancora far sì che quello che lei chiama “il nuovo lavoro” diventi un progetto serio e sensato di business, che sia realistico e sostenibile; ma senza il passaggio che ha colto e raccontato nel cuore della notte, il suo progetto non avrebbe mai potuto partire.

E la partenza è, ve ne accorgerete, la ricerca di autenticità e la consapevolezza che per stare bene – e avere successo – rispondere a se stessi è il primo e imprescindibile passo.

La ragazza è piena di talento, ha una storia di successi professionali da lasciare a bocca aperta e non ho nessun dubbio che ce la farà. Non sarà facile perché si scontrerà con la dura realtà del mercato e con chi le dirà che è tutto una follia. Ma ora so che non solo possiede le competenze ma anche la forza emotiva per affrontare ogni ostacolo.

Good Luck!  Io ci sono per aiutarti a difendere e a far crescere tutto questo!

Ed ecco finalmente lo strampalato ma lucidissimo testo.

Sono le 3.38 e sono sveglia. Sono le 3.38, sono una giovane mamma e sono sveglia, ma a tenermi sveglia non è la mia bambina. Quell’angelo che dorme nel lettino tranquilla dalle 19.30… o meglio è lei a tenermi sveglia, ma indirettamente.

Stanotte ho lavorato… no, non sono tornata al Lavoro, non quello “vero”, quello convenzionalmente riconosciuto dagli altri, quello che tutti, persino i miei genitori, pensano sia un lavoro più che ottimo e dignitoso, addirittura stimolante e interessante… si tutti tranne me…

Comunque no, sono ancora in maternità, sì, quella che i colleghi del suddetto lavoro pensano che sia una vacanza…. ed è pazzesco, ma per una volta devo pure dare loro ragione!

Per me lo è stato! Cioè lo è ancora, ma non me la sto più godendo come prima perché il ritorno al lavoro, quello “vero”, si avvicina a salti di 4 gradini.

Beh insomma stanotte ho lavorato per me e per la mia bambina, per la mia famiglia e per la mia serenità, perché questo lavoro “alternativo” mi rende felice! Perché io, che credevo di essere una motozappa creativa, ero piena di idee che dovevo realizzare. Con le mie mani! E con la testa, che non riusciva a fermarsi, ma soprattutto senza la testa, solo con le mie mani.

Vi sembra confuso vero? Saranno gli ormoni… i vostri però, perché io sto a postissimo.

La maternità mi ha cambiata in mille modi diversi, mi ha fatto prendere una distanza tale dalla realtà … che mi ci sono schiantata contro a dire il vero. Sono entrata in contatto con me, quella “senza il peccato sociale”! Non la persona adattata alle convenzioni che ormai ero da così tanto tempo da pensare di essere io.

Quanto ho combattuto con questo senso di colpa… e ancora adesso ci sto lavorando… perché bisogna tornare al lavoro subito, perché non bisogna pesare sull’azienda, sulla società, perché non bisogna far pensare che noi in maternità ci siamo state bene! Eh no, ci dobbiamo annoiare, dobbiamo privarci del sonno, dobbiamo godere del rientro al lavoro, fameliche di riunioni fino a tarda sera e trasferte ad almeno 15 CAP di distanza, per dormire da sole finalmente e cenare con persone di cui non ce ne importa un belin…

E se dicessi che per me è stato un idillio? Mi sono goduta la mia bambina, mio marito, la mia casa…il vento tra le foglie, le lunghe passeggiate, le mattine pigre e quelle frenetiche con mille visite e tour degli uffici pubblici. Mi sono ritagliata tempo per me stessa, mi sono fatta maschere per i capelli che giacevano da tempo immemore nel mio beauty-case. Ho avuto tempo per pensare. No, forse non quel tempo di “qualità” che avevo prima eh… ma tanto tempo, così tanto che ho capito che non volevo più farne a meno.

Sono diventata una ricamatrice… mah in realtà sono una creatrice di “cose” un po’ ricamate, un po’ riciclate (attenzione spoiler qui si parla di upcycling eh) un po’ cucite e un po’ incollate… che liberazione per la mente e per il corpo. Che sospiro di sollievo.

Basta, non vi annoierò oltre.

Volevo solo dire che sono felice, ma soprattutto che voglio rimanere felice.

Che sono tanti, troppi e troppo importanti i motivi per cui tornare al Lavoro quello “vero” per me significa morire un po’. Uccidere la parte di me che è nata quando sei nata tu. Rinunciare alla felicità, alla serenità, all’equilibrio. Il mio, il tuo, il nostro.

E niente, volevo solo dire che ci proverò fino all’ultimo respiro a tenere in vita tutto questo.

Che mi costerà il doppio della fatica, e che forse non riuscirò, ma che non posso non tentare.

Che ascolto il silenzio della casa e che se anche stasera papà e il nostro cane non ci sono, io sono piena. Perché ci sei tu che dormi nel tuo lettino. Perché adesso so cosa voglio.

Che sono le 4.12, che sono sveglia e che non sono pazza. Sono solo io, che ho ritrovato me stessa quando ho incontrato te.