Perché sperimentare il proprio “elevator pitch” ?


Grazie alle persone che sto accompagnando nel percorso di orientamento e all’ospitalità di Argo, ho potuto fare un esperimento che di sicuro ripeterò in autunno e nei prossimi mesi.

Cos’è l’elevator pitch e perché deve essere sempre pronto?

Ho chiesto ad ogni partecipante di preparare un breve discorso, quello che si può chiamare ELEVATOR PITCH, ovvero il discorso da fare nel caso in cui si incontrasse in ascensore una persona che può cambiare il nostro futuro (offrirci il lavoro della nostra vita!) e noi, in qualche minuto – il tempo di salire per 7, 8 piani – dobbiamo condensare informazioni su chi siamo, quali sono i nostri punti di forza, che cosa vogliamo fare e perché dovrebbero scegliere noi.

Nella preparazione del pitch non devo solo pensare a cosa voglio raccontare di me ma anche, ed è fondamentale, mettere in ordine di priorità ciò che voglio dire: i temi più importanti non possono arrivare alla fine al discorso.

Devo inoltre pensare alla struttura, aprire incuriosendo e chiudere con una frase positiva (meglio se parla dei miei obiettivi ed è “proiettata verso il futuro”) .

Il valore della sperimentazione (senza giudizio)

L’obiettivo della serata era sperimentarsi in una situazione protetta, tra “complici”. E poi fare networking perché ognuno dei presenti (come accade in ogni situazione) portava con se la propria esperienza e la propria rete di contatti e quindi, ascoltati i bisogni degli altri, ha potuto pensare come dare una mano ad attuarli.

Non è stato facile, ci si deve mettere in gioco, ci si sente inevitabilmente giudicati, ci si butta in un’esperienza nuova e mai fatta. Ma proprio queste sono le occasioni che fanno alzare il livello di attenzione, di consapevolezza e di energia!

Con alcune regole..

Ho chiesto di rispettare alcune regole, a chi parlava (ad esempio stare nei 5 minuti, dire, all’interno del discorso: cosa so fare, chi sono, cosa voglio fare, e anche provare a divertirsi) ma anche a chi ascoltava (tra le altre: ascoltare con attenzione, non giudicare, non giudicarsi né confrontarsi con chi parla e provare a divertirsi)

Il valore del gruppo

Sono emersi spunti interessanti, i feedback sono stati molto puntuali, ho colto l’impegno sia nel raccontarsi che nell’ascoltare. Ci sono stati momenti un po’ più faticosi e altri più distesi e divertenti e alla fine ci siamo rilassati con l’aperitivo e con un po’ chiacchiere.

Mi piace lavorare con le persone incontrandole singolarmente perché si creano relazioni intime e a volte profonde ma mi manca spesso la dimensione del gruppo. Ieri era c’era, l’ho sentita e credo abbia portato valore in tutti noi.

E io…

Mentre ascoltavo ciascuno parlare rivivevo i loro racconti, vedevo le loro personalità, stavo attenta a cogliere i loro punti di forza, speravo che riuscissero a contenere le aree su cui ancora devono lavorare. Insomma, mi sono sentita partecipe di ogni discorso e alleata di ogni obiettivo.

E’ stato bello, credo – e spero– per tutti.