E se il colloquio fosse andato male?

Se dopo tutto il nostro analizzare, capire, scrivere e comunicare, alla resa dei conti non fossimo piaciuti al nostro interlocutore?

Dopo un bel respiro lungo e profondo, ricordiamoci che il colloquio è solo uno dei passaggi del nostro percorso e, in quanto tale, guardiamolo senza farci prendere dallo sconforto e sfruttiamo tutte le informazioni che, anche un “colloquio non andato a buon fine”, può regalarci.

Sto lavorando con una persona molto motivata a cambiare lavoro; qualche giorno fa mi ha mostrato un annuncio che sembrava fatto apposta per lui (marchio prestigioso, posizione totalmente in linea con la sua professionalità e i suoi obiettivi professionali) e mi ha chiesto: “e se poi va male?”

La paralizzante paura di fallire

L’annuncio era così perfetto da spaventarlo e l’ipotesi del rifiuto stava per indurlo a non inviare la candidatura. La paura di fallire è un sentimento potente, non facile da affrontare.

Ho provato a dirgli che un eventuale rifiuto da parte dell’azienda non ha nulla a che fare con il rifiuto della sua persona; durante un colloquio il selezionatore non giudica il nostro valore ma “semplicemente” quanto il nostro profilo sia adatto per competenze, caratteristiche e valori, alla specifica posizione aperta, dentro quella specifica azienda e in quello specifico periodo storico.

E quindi piuttosto proviamo a chiederci:

  • “perché non sono riuscito a comunicare che quel posto di lavoro era adatto a me e io a lui?”
  • “come, e in quali passaggi avrei potuto fare meglio?”

 

Ripercorriamo ogni passaggio

Quello che sto cercando di dire è che relativizzare il “rifiuto” è fondamentale per poterlo guardare con il giusto distacco, per imparare dai propri errori.

Quindi dopo aver incassato nel modo più razionale possibile, ripercorriamo il colloquio, annotiamo i dettagli, ripensiamo alle domande – soprattutto quelle che ci hanno colto di sorpresa e a cui abbiamo fatto fatica a replicare – e pensiamo a come rispondere la prossima volta. Se non siamo riusciti a trasmettere qualche informazione importante, proviamo a riformulare le frasi in modo che la comunicazione risulti più efficace e annotiamoci le potenziali risposte.

Coltiviamo la relazione

Il fatto che il colloquio non sia andato bene non deve frenare dal tenere viva la relazione con il selezionatore. Anzi! Proprio perché non siamo stati scelti, il selezionatore sa che siamo ancora liberi e in cerca di un’occupazione, ci ha conosciuti, sa chi siamo, forse ha anche pensato che saremmo adatti per un’altra posizione che si sta aprendo in azienda… quindi chiediamo il biglietto da visita, il contatto su LinkedIn e coltiviamo la relazione, con discrezione, cortesia e professionalità.

Quando chiederemo il contatto LinkedIn (o se decideremo di inviare due righe via mail) non dimentichiamo di personalizzare il messaggio, ricordiamo al selezionatore chi siamo e ringraziamolo per l’opportunità, non usiamo frasi fatte e cerchiamo di essere noi stessi, aiuteremo ancora una volta l’interlocutore a conoscerci e a capire per quali posizioni tenerci in considerazione.

Ci si può fermare? Non credo proprio!

Continuiamo la nostra ricerca senza farci fermare da un rifiuto, concentriamoci sul prossimo colloquio, l’occasione giusta è altrove, ci tocca andare a cercarla.

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